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La delega che istituisce il sistema integrato di educazione e istruzione è un forte riconoscimento culturale del fatto che i servizi per la prima infanzia non siano solo servizi assistenziali ma di educazione e istruzione, cruciali per l’eliminazione delle disuguaglianze. Considerato lo storico ruolo delle cooperative sociali, dall’unione fra questo testo e la legge sull’impresa sociale, si aprono interessanti opportunità.

Si chiama Atto n. 380 – Schema di decreto legislativo recante istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. È uno degli otto decreti legislativi approvati il 14 gennaio dal Consiglio dei Ministri, per l’esercizio delle deleghe contenute nella legge sulla Buona Scuola e tre commissioni della Camera (VII Cultura e XII Affari Sociali più la V Bilancio) avranno tempo fino al 17 marzo per dare il loro parere. Il testo raccoglie un lungo lavoro, iniziato dalla senatrice Francesca Puglisi, che ha commentato così il primo traguardo raggiunto: «Quando nel 2011 andammo al Miur per chiedere di occuparsi anche di nidi, ci diedero delle matte! Per questo il mio grazie va anche a Stefania Giannini e oggi a Valeria Fedeli e a tutti coloro che al MIUR, piano piano, hanno iniziato ad appassionarsi non solo all’istruzione, ma anche all’educazione. Perché è lì, nei primi fertilissimi anni di vita, che si possono recuperare gli svantaggi di partenza e gettare solide basi per il futuro».

Pensado ai titoli, le novità più immediate da comprendere sono due: le educatrici dei servizi per la prima infanzia dovranno avere una laurea (scienze dell’educazione nella classe L19 o scienze della formazione primaria) e nasce fondo da 200 e più milioni l’anno (672 sul triennio 2017-2019) per la costruzione, la messa in sicurezza e la ristrutturazione di edifici di nidi e scuole dell’infanzia, la partecipazione alle spese di gestione, la formazione del personale. L’obiettivo è arrivare a portare il 33% di bambini che frequentano un servizio educativo, con una presenza che copra il 75% dei Comuni d’Italia. È lo stesso obiettivo che l’Italia aveva assunto per il 2010, ma da cui anni dopo siamo ancora lontani: al 31 dicembre 2014, secondo quanto riportato nell’ultimo monitoraggio dello sviluppo del sistema dei servizi educativi per la prima infanzia curato dall’Istituto degli Innocenti, i posti disponibili nei servizi di prima infanzia coprivano solo il 21,9% dei bambini (307.833 al 31/12/2014), certo un tasso in crescita rispetto al 14,8% del 2008 ma ancora molto basso.

La portata della delega però, complessivamente, sta nel fatto che istituisce un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni, per garantire a tutti i bambini e alle bambine «pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali» e «ridurre gli svantaggi culturali»: un bel passaggio culturale, che riconosce il valore educativo dei servizi per i piccolissimi, di cui il privato sociale, insieme alle scuole paritarie, è tradizionalmente un tassello importante.

Fonte: www.vita.it