Oltre il business: il coraggio di essere visionari

Riflessioni tra Ivrea e Patagonia® sulla centralità dell’umano e del territorio

Lo scorso anno, nel definire le linee strategiche di Dream, è emersa con forza una necessità fondamentale per il futuro: l’importanza di fare gruppo e creare connessioni tra dipendenti e collaboratori. Lavorare dislocati tra il Trentino, il Veronese e il Bellunese richiede uno sforzo di coesione.

Da questa esigenza è nata l’idea di organizzare una visita studio a Ivrea e all’Archivio Storico Olivetti. Non lo abbiamo fatto per guardare al passato con nostalgia ma per cercare nuovi stimoli e per abbracciare una visione più umana (human-centered) del fare impresa.

 

Il bisogno di un pensiero umanistico

Oggi nel mondo aziendale si parla di imprese sociali, società benefit, B Corp e criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) qual è il file rouge che lega questi termini?

Oggi, in un periodo storico in cui lo smart working e l’e-commerce rischiano di smaterializzare le relazioni, al punto da non sapere chi sia il proprio collega o il proprio cliente, c’è un mondo che sta dicendo di avere un “disperato bisogno di relazioni autentiche e di pensiero umanistico.

Con questo spirito con Luca Salvaterra è nata l’idea di andare a visitare un’azienda che ha fatto del fattore umano il suo valore distintivo assoluto.

 

Durante la visita, gli ex dirigenti Olivetti Nico Osella e Bruno Lamborghini ci hanno regalato due ore dense di stimoli e di evidente orgoglio. Ci portiamo a casa frasi potenti come:

“Funzionalità e bellezza per far star bene le persone”

“Il profitto dell’azienda serve per far star bene il territorio in cui ha sede e coloro che lo vivono”

Frasi che manifestano la volontà di andare oltre il dovuto e il dovere e che implicano una vera visione sistemica.

Mentre ascoltavo questi racconti, il pensiero è andato spontaneamente a un altro marchio che, in un contesto completamente diverso, ha costruito la propria identità sugli stessi principi: Patagonia®, il celebre brand di abbigliamento outdoor che ha fatto della tutela dell’ambiente la propria ragione d’essere.

Leggendo alcuni libri dedicati alla storia del suo fondatore, Yvon Chouinard, emerge con chiarezza come la salvaguardia dell’ambiente sia sempre stata accompagnata da un’attenzione al benessere delle persone che lavorano in azienda.

 

Ed è qui che il parallelismo con Adriano Olivetti diventa evidente.

 

Olivetti, già negli anni Cinquanta, realizzò nidi aziendali, servizi di assistenza sociale e sanitaria e un sistema di welfare territoriale pensato per migliorare concretamente la vita dei dipendenti e delle loro famiglie. Decenni dopo, dall’altra parte del mondo, Yvon Chouinard ha scelto la stessa direzione: anche Patagonia ha investito nei nidi aziendali e in servizi dedicati ai collaboratori, riconoscendo che il benessere delle persone non è un costo, ma una delle condizioni fondamentali per costruire un’impresa capace di durare nel tempo.

 

Il banco di prova per un’azienda visionaria

Nel 1960, quando Adriano Olivetti morì improvvisamente, l’azienda riuscì ad “assorbire” il contraccolpo grazie a una classe dirigente cresciuta sotto l’ala di Camillo prima e di Adriano poi; una classe dirigente che aveva “respirato i valori” ed era riuscita a portarli avanti concretizzando la visione dei fondatori.

Negli anni Novanta, invece, Olivetti perse progressivamente il suo ruolo di impresa visionaria e punto di riferimento a livello internazionale. Una delle ragioni è che chi ne assunse la guida non condivideva più pienamente i valori che avevano ispirato Camillo e Adriano. Venne così meno quella concezione dell’azienda come motore di sviluppo del territorio e della comunità, che rappresentano il tratto distintivo della cultura olivettiana.

 

Nel 2022 Chouinard, per evitare che i valori di Patagonia® venissero travisati o sacrificati alle logiche del puro business, ha messo in atto un’operazione di governance e di assetto proprietario fuori dall’ordinario. Ha infatti creato il Patagonia Purpose Trust, al quale è stato affidato il 2% delle quote dell’azienda, corrispondenti però al 100% delle azioni con diritto di voto, rimaste sotto il controllo della famiglia Chouinard attraverso il Trust. Il restante 98% delle quote è stato invece trasferito all’Holdfast Collective, un’organizzazione no-profit che detiene azioni prive di diritto di voto e utilizza gli utili distribuiti dall’azienda, cioè quelli non reinvestiti nel business, per finanziare progetti di tutela e rigenerazione ambientale.

 

Si tratta di una strategia piuttosto originale e lungimirante; pur non essendo un’operazione disinteressata, è stata progettata per garantire che Patagonia® continui a perseguire la propria missione e a mettere la tutela dell’ambiente al centro delle proprie scelte anche quando il suo fondatore non sarà più alla guida dell’azienda.

 

Cosa ci insegnano queste storie?

L’attenzione verso le persone non si esaurisce all’interno dell’azienda  ma si estende al territorio in cui vivono.

Le opportunità culturali che un territorio offre rappresentano un fattore strategico per la crescita delle persone e, di conseguenza, delle imprese. Lo stesso vale per la cura dell’ambiente. Coltivare la bellezza culturale, sociale e ambientale significa creare le condizioni affinché le persone possano crescere, sentirsi ispirate e rimanere coinvolte. Significa rendere un territorio attrattivo per chi sceglie dove vivere e lavorare valutando non solo lo stipendio, ma sempre più anche la qualità della vita e il proprio benessere.

 

Adriano Olivetti e Yvon Chouinard sono stati, e continuano a essere, due visionari. Non uomini perfetti, ma imprenditori capaci di dimostrare che un modo diverso di fare impresa è possibile. Hanno messo al centro il benessere delle persone, hanno investito nella bellezza e hanno avuto il coraggio di andare controcorrente pur di rimanere fedeli ai propri valori.

 

Entrambi hanno creduto nelle persone, hanno investito nella crescita del proprio gruppo dirigente e si sono circondati di collaboratori competenti, appassionati e allineati alla loro visione.

 

Come Dream, crediamo che la sfida quotidiana nei territori in cui operiamo sia proprio questa: non limitarci a sostenere la crescita delle aziende, ma aiutare gli imprenditori a interrogarsi sull’impatto che stanno generando sulle persone e sulle comunità.

 

Disegnare il cambiamento significa anche questo… andare oltre il business.

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